Le “insidie” del Web 2.0
Non sembrano essersi ancora dissolti gli echi di una polemica che fece seguito ad una inusuale trasmissione di “Porta a Porta” che andò in onda nel non lontano febbraio 2008. In quella puntata, “Porta a Porta”, con l’esuberante esordio del conduttore Bruno Vespa «internet … un mondo assolutamente spaventoso, forse perché lo conosco poco, e proprio perché lo conosco poco mi spaventa molto», parve suggellare una delle tante inquietanti immagini di internet come “luogo di perdizione”, residenza di pornografi, pedofili e truffatori di ogni genere, proiettate con preoccupante disinvoltura da non pochi mass-media. In quella trasmissione (ma furono solo poco più di sei i minuti dedicati all’argomento) si fece cenno a blogs e siti di social networking ed all’uso incontrollato che i ragazzi oggi ne farebbero.

Non è questo il luogo ove allestire nuovi diverbi sulla con infrequente “ignoranza” di cui fanno bella mostra alcuni autorevoli organi di informazione circa la complessa fenomenologia che si accompagna ai più recenti cambiamenti di internet e del “fare web”. Ciò che, piuttosto, va colto (e di ciò forse è il caso che se ne facciano carico gli “addetti ai lavori” ), è la legittima preoccupazione che l’anarchia possa prevalere sull’uso corretto di quel grande valore che è la libertà di cui la Rete oggi è la massima e più compiuta espressione. I Siti di Social Networking (nell’immagine la raffigurazione delle Home Pages dei più frequentati in Italia), più ancora che i cosiddetti blog-engines, sono palestre in cui è possibile esercitare le enormi opportunità di comunicazione, socializzazione, condivisione di idee e conoscenze, rese possibili dalle straordinarie tecnologie messe in campo dal così chiamato “web 2.0”. E tuttavia, quelle stesse tecnologie possono anche diventare una “trappola” per chi non sapesse (o volesse) farne buon uso.
E’ più che mai opportuno non abbassare la guardia e prestare la necessaria attenzione a fenomeni che mettono in cattiva luce internet e le sue potenzialità. In un articolo-inchiesta sui social networks dal titolo “Questo non è un sito porno…”, pubblicato di recente (marzo 2009) sul mensile di informatica “Chip”, gli autori Silvia Leoni e Marco Milano tracciano un quadro poco lusinghiero dell’uso discutibile, ed incontrollato, che si fa di “Badoo” e “Netlog”, due fra i SNs fra i più frequentati in Italia. Fare in modo che usi poco ortodossi delle straordinarie opportunità offerte dal web 2.0 non diventino una moda dipende in qualche misura dal senso di responsabilità di tutti noi…






















C’è qualcosa che puoi suggerire a quanti volessero utilizzare Facebook per tutelarsi in qualche modo?
Grazie.
Appena possibile mi farò carico di redigere un articolo con alcuni consigli, mi auguro utili, per “fare del proprio meglio” per salvaguardare in qualche misura la propria privacy. In linea di principio, comunque, se gli utenti fossero un pò più “diligenti” nella lettura delle clausole contrattuali e nelle impostazioni del proprio account, i rischi di “esporsi” su web sarebbero minimizzati.