Brunetta su Facebook? Facciamocelo “amico”

 

Da non crederci. Il Ministro Brunetta, che si è candidato a passare alla storia per un provvedimento legislativo che ormai tutti conoscono come “decreto anti-fannulloni”  (ne ha fatto una vera crociata), e che ha costellato il suo teorema di sempre nuove ipotesi a conferma della sua tesi che il dipendente pubblico è lo stereotipo dello scansafatiche, beh, anche lui è su Facebook. Sarà davvero lui, o qualcuno si è appropriato delle sue sembianze?

Ma come è possibile, ci chiediamo in tanti? Il Ministro Brunetta non è colui che ha voluto fortemente che le Amministrazioni pubbliche bloccassero l’accesso  a Facebook durante l’orario di lavoro? Giusto, sacrosanto, se non fosse che il binomio, ovvero la pseudo somma algebrica tra Facebook  e poltroneria, è un nuovo incubo ossessivo per il Ministro che ha fatto della persecuzione degli assenti per malattia (dei malati immaginari, ma non di meno anche di quelli veri) una guerra santa, quasi che i guasti della pubblica amministrazione fossero tutti lì, piuttosto che nell’incuria (per usare un eufemismo) della classe politica e dirigente.

brunetta-su-facebook1

E’ una “presenza” ricca quella del Ministro su Facebook: ricca di foto, di video, di note, di discussioni ecc. ecc.; appare improbabile che tutto questo materiale possa essere stato curato solo in orario non lavorativo. Ma questo poco importa, noi non ci scandalizziamo. Piuttosto ci chiediamo:  perché, Signor Ministro, vuole toglierci la possibilità di conquistarci la Sua “amicizia”? Sa, succede molto raramente che a noi altri subalterni venga data la parola; Facebook, ma anche tanti altri Social Network, e tanti blogs come questo, ci aiutano a scongiurare in parte l’inevitabile impoverimento culturale e professionale cui saremmo condannati dall’inoperosità indotta da tutt’altre cause che non dalla nostra deliberata “potroneria”.

 Potremmo ricostruire insieme, sommessamente ma con estrema meticolosità, l’identikit del vero fannullone; e gridarLe invece, con tutta la voce che possediamo, i motivi per cui  sempre più spesso chi ha potere decisionale mette sotto i piedi la professionalità dei pubblici dipendenti, preferendo a questi  esose, quanto inutili, consulenze esterne. E se volesse concederci anche qualche sfogo, avremmo pure modo di confessarLe che, sempre da fannulloni, abbiamo tutto il tempo di roderci il fegato nell’assistere alla fulminante carriera di qualche collega che, arrivato dopo di noi, raccomandato sappiamo bene da chi, non ha avuto nemmeno il tempo di imparare il mestiere che è già diventato capomastro.

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