Le Cicale e il “caso Lario”
Può un blogger, che non disdegni l’impegno sociale, sottrarsi (“resistere” non è qui la parola più appropriata ) alla tentazione di unirsi al coro di imbarazzato disagio che sta accompagnando la vicenda Lario-Berlusconi? Sicuramente no, se è ancora lecito scandalizzarsi per qualcosa che si scontra con il comune senso del pudore, quando esso sia dovuto da chi avrebbe il dovere (non già morale, quanto civile) della compostezza per il solo fatto di rivestire una carica istituzionale della levatura del Presidente del Consiglio dei Ministri. Sarebbe un grave errore se i bloggers, così come qualsiasi altra fonte di informazione o di opinione, magari non sollecitati da “ideali” politici e/o etici, ignorassero o finanche trattassero questa vicenda alla stregua del “tutto fa brodo”.
Sul caso Lario c’è un forte e diffuso fermento di opinioni e sbigottimento e la teoria del “complotto”, messo in campo da Berlusconi e che ha fornito il tema alla puntata di “Annozero” di giovedì 7 maggio, cade miseramente smentita da cronache ricostruibili con estrema tangibilità e da testimonianze sicuramente imbarazzanti per il premier. E’ vero, se n’è fatto un gran “cicalare” su tutti i risvolti della vicenda, ma a “grattar la pancia alla cicala” è il modo di essere di Berlusconi, «se non facessi queste cose non sarei più io», e non già un fantomatico complotto della sinistra che avrebbe magistralmente strumentalizzato Veronica Lario, la quale non ha fatto altri che denunciare pubblicamente il suo profondo disagio di moglie, «non sto con un uomo che va con una minorenne», ed il suo sconcerto per il «ciarpame politico senza pudore» che stava caratterizzando le designazioni delle candidature nel PDL per l’europarlamento. Veronica in realtà non ce l’ha né con le ragazze aspiranti europarlamentari né con la stessa Noemi Letizia co-protagonista dei tanto chiacchierati incontri con il premier. Interpreta, piuttosto, le vicende di queste ragazze quasi come una saga, come “figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica”. E’ peraltro turbata dal fatto che il metodo da “ciarpame politico” non faccia scandalo, che pochi si stupiscano di quanto accade, che “per una strana alchimia il paese tutto conceda e tutto giustifichi al suo imperatore”.
Fortunatamente, quest’ultima preoccupazione di Veronica è vera solo in parte. Sono in tanti ormai, credo (spero), quelli che manifestano segnali di insofferenza per l’impudenza dell’”imperatore”. Non è solo opinione di D’Alema che nel modo di essere di Berlusconi ci sono «aspetti di natura etica, di concezione delle donne e di uso del potere che non sono assolutamente privati». Non è solo Emma Bonino, come ha fatto ad “Annozero”, ad accusare il premier di mettere in imbarazzo l’Italia, «c’è un problema, e lo dobbiamo affrontare, nella sua ossessione femminile, per i suoi doppi sensi». Sui media finlandesi c’è un’aperta denuncia per le ambigue battute di Berlusconi, che, nonostante tutto, non perde occasione per ostentare una sorta di cinica indifferenza per quanto gli accade intorno; il quotidiano Helsingin Sanomat non nasconde l’indignazione dei finlandesi in un articolo che titola “Il premier italiano ha offeso di nuovo la Finlandia”. L’indignazione dei finlandesi è la nostra stessa indignazione, il nostro stesso imbarazzo.
Non abbassiamo la guardia, dunque, soprattutto noi che Berlusconi ce l’abbiamo in casa. Interroghiamoci (e l’invito a farlo va soprattutto alla classe politica, di sinistra, di centro, di destra) sul destino della nostra nazione in mano ad un uomo che usa il potere (pubblico) con la stessa disinvoltura con cui abusa del proprio “privato”.






















Ben detto. Occorre vigilare, tenere gli occhi bene aperti soprattutto noi cittadini, con tutti i mezzi di cui disponiamo, compresi i blog, facebook e quant’altro. C’è poco da sperare nella politica. Che iniziative concrete stanno portando avanti per contrastare l’arroganza dei partiti di governo?