SNs e Privacy: usiamo la testa …

 
In un commento all’articolo intitolato “le insidie del web 2.0” mi si chiede, quasi con l’esitazione di chi teme di farsi riconoscere se dovesse aggiungere una sola parola di troppo, qualche consiglio a salvaguardia della privacy per chi volesse avventurarsi nel Social Network più “modaiolo” del momento, Facebook.

Beh, né io, né quanti altri avessero anche una totale padronanza nell’uso del proprio profilo, possediamo ricette infallibili. Tutto ciò che si può dire e raccomandare può sembrare assolutamente ovvio, insignificante, perfino sciocco, se non visto alla luce delle reali aspettative di ogni utente nel momento in cui dovesse cedere alla … tentazione di prender casa in un qualsiasi Social Network.

Che significa tutto ciò? Molto semplicemente che, se è nostra intenzione allargare la nostra cerchia di amicizie oltre che andare semplicemente a zonzo alla ricerca di vecchi amici di infanzia, non avrà sicuramente senso, per “salvaguardare” la nostra privacy, far visualizzare il nostro profilo ai “solo amici”, così come non possiamo restringere oltremisura le opzioni per farci trovare attraverso una ricerca se, oltre ad essere noi ad andare “a caccia” dei nostri amici del ginnasio o d’università, ci fa anche piacere se sono loro a trovare noi. E così via di questo passo… fino a dire che non v’è miglior ricetta di quella che abbia come ingredienti di base un pizzico di buon senso, una buona manciata di prudenza su ciò che tracciamo nel nostro profilo, una buona dose di consapevolezza nell’uso che possiamo farne degli innumerevoli strumenti di condivisione messici a disposizione.

Meno banale e meno ovvia è invece la raccomandazione a prendere piena coscienza dell’uso che i gestori dei vari Social Networks possono farne del nostro profilo e di quanto pubblichiamo: è sciocco (e se lo chiede non senza una certa diffidenza  anche chi ancora non ha provato l’ “ebbrezza” di prendervi parte) pensare che dietro allo strepitoso  successo di un Social Network  (di cui Facebook non è altri che la punta di un iceberg; MySpace ha fatto epoca prima ancora della “creatura” di Mark Zuckerberg) non si celino interessi commerciali di grosse Holding della Rete, pronte a mercificare anche i nostri più innocenti messaggi di stato (“Che cosa stai pensando?” è la form che campeggia in primo piano in alcune sezioni del sito del giovane statunitense). Un caso per tutti, appunto, il solito Facebook: questo Social Network prende casa in California nel 2004, rinascendo dalle ceneri di un’altra creatura di Mark, FaceMash, “morta” prematuramente sotto la roncola della censura dell’Università di Harvard (Massachusetts) perché … manco a farlo apposta, violava la privacy degli studenti del famoso college di Cambridge. Nonostante ciò, il successo di Facebook presso le Università americane, dopo l’approdo a Palo Alto, è vertiginoso fino a solleticare i più diversi (prevedibili ed imprevedibili) appetiti: il co-fondatore di Paypal, Peter Thiel, finanzia il progetto per mezzo milione di dollari; nel 2006 si propone Viacom, la multinazionale che ha messo radici dappertutto nel mondo della comunicazione via cavo e satellitare, con 750 milioni di dollari; poi ci prova Yahoo, senza successo, con 1,2 miliardi di dollari; ed ancora Google con 2,3 miliardi, ma nel frattempo Facebook arriva a toccare stime che si avvicinano sempre più ai 10 miliardi di dollari. Questa è cronaca, ma gli scenari di sotterranea speculazione e mercificazione di centinaia di milioni di “profili” consegnati ai siti di social networking possiamo solo immaginarli.

Qual è dunque il segreto del successo dei Social Networks, Facebook in testa? Sarà poi vero che le problematiche legate alla privacy destino seriamente allarme presso gli utenti, o non è piuttosto vero che in realtà siano noi, per primi, a non porre nessun freno alla tentazione di metterci in mostra, non fosse altro per non perdere l’occasione di “dire la nostra” su tante cose che in qualche misura ci toccano e coinvolgono, di ritrovarci sì con gli amici di un tempo, ma anche per avere occasione di fare nuove amicizie, magari più interessanti, magari più coinvolgenti di quelle che non ci si possa concedere nella vita “reale”, quella solita, noiosa della nostra quotidianità?

Interroghiamoci “seriamente” su tutto ciò. La Rete siamo noi (non è uno slogan, è la sacrosanta verità), e siamo ancora noi a far crescere i siti di social networking, consegnando la nostra identità, talvolta anche senza titubanze sugli effetti collaterali della rinuncia, più o meno consapevole, alla nostra privacy: ma quello che oggi sta “divenendo” la Rete è quello che noi vogliamo? Se il segreto del successo dei siti di social networking affonda le proprie radici sui nostri – chiamiamoli così – bisogni, ma di questi bisogni non ci è dato sapere  che cosa se ne faccia, ciò ci lascia del tutto indifferenti? Beh, non lo credo proprio.

E allora quelle raccomandazioni che potrebbero a prima vista sembrare banali e scontate, meritano una nostra personale (o magari condivisa) riflessione: usiamo la testa, e facciamo del buon senso, della prudenza e della piena consapevolezza di ciò che facciamo circolare sui siti di Social Networking, il fulcro della nostra presenza in Rete.

Non sarebbe nemmeno male, poi, se gli stessi progettisti dei Social Networks rinunciassero ad affollare più del necessario la “strumentazione di bordo” , che sta diventando, in un crescendo vertiginoso, sempre più invadende (ed invasiva) della nostra sfera privata.

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