Papi e l’evoluzione di specie

Domani pomeriggio l’incontro a Catanzaro Lido con Marco Lillo, Luigi De Magistris e loro “fans facebook” per la presentazione di un libro fuori dal comune. “Papi, uno scandalo politico” è il titolo dell’”instant book” edito di recente da Chiarelettere: 331 pagine fitte fitte di strabilianti testimonianze trascritte da un trio di indiscutibile talento giornalistico-letterario, Gomez-Lillo-Travaglio. Fresco di stampa, lo si può trovare da qualche giorno sugli scaffali di tutte le librerie alla modica cifra di 15 euro. Tema: le tragicomiche avventure amorose di Silvio Berlusconi; filo conduttore: la trasformazione del Cavaliere da caimano a mandrillo.
A mio avviso, se qualcosa, tuttavia, non emerge con evidente chiarezza nell’”instant book” è che non di “mutazione genetica” pura e semplice si tratta in questo caso, quanto piuttosto di “evoluzione di specie”. Nel cavaliere coesisterebbero, senza apparenti conflitti interiori, due istinti … pseudo-animaleschi: quella del caimano e quella di mandrillo, schekerati in una sorta di sintesi cromosomica sulla cui metamorfosi Charles Darwin – scienziato noto per le sue rivoluzionarie teorie evoluzioniste – non nutrirebbe dubbi: conditio “sine qua non” sarebbe l’“habitat” straordinariamente favorevole in cui il caimano-mandrillo vive e … vegeta (il velinismo imperante elevato a sistema da lui e da accoliti di discutibili inclinazioni come Agostino Saccà, nonchè corti di salariati dediti all’adulazione e pagati per disinformare, o magari semplicemente per “non informare”). E se non bastassero complicate ipotesi evoluzioniste per immergerci nell’animo del nostro eroe, ci sembra più semplice ed efficace la straordinaria lettura psico-sociologica che ci viene consegnata da Veronica Lario in una delle sue ultime dichiarazioni “Bisogna specchiarsi in questo Paese, vederlo per quello che è in realtà. Un Paese nel quale le madri offrono le figlie minorenni in cambio di un’illusoria notorietà. Un Paese in cui nessuno vuole più fare sacrifici perché tanto la fama, i soldi, la fortuna arrivano con la tv, col Grande Fratello. Che futuro si prepara per un Paese così?”
Bene, questo libro di Gomez-Lillo-Travaglio, umoristico per certi versi, è fondamentalmente triste, direi quasi inquietante per il raccapricciante stretto apparentamento tra componimento narrativo e penosa storia reale di un uomo affetto da «narcisismo» ed «egocentrismo smisurato» [cfr. pagg. 53-54 del libro, intervista allo psichiatra Luigi Cancrini]; finchè questo egocentrismo «lo ha riguardato come imprenditore è andata bene. Il problema nasce con l’acquisizione del potere politico. E quando un normale narcisismo viene fortemente alimentato e si coniuga con il troppo potere il risultato è una patologia, un vero e proprio disturbo della personalità».
In qualche punto il racconto dei tre autori evoca avvenimenti che provocano un certo disagio e “ribrezzo”. Come, quello, per citarne qualcuno, quando il premier si reca a Bazzano, uno dei Comuni sconvolti dal terremoto abruzzese e sta posando per la solita foto con la protezione civile. Non si accorge di una telecamera accesa e vedendo Lia Beltrami, quarantenne, assessore per le pari opportunità a Trento, esclama: “Posso palpare un po’ la signora?”. O, ancora quest’altro: a metà giugno, il Cavaliere partecipa ad un comizio per le amministrative a Todi e, vedendo due signore che si sbracciano per salutarlo, dice: “Però, complimenti, belle fighe circolano da queste parti!”.
Strabiliante (e raccapricciante) per i fatti raccontati, per le figuracce di Berlusconi, ma anche dei suoi accoliti, di fronte ad un’opinione pubblica disinformata, se non addirittura per niente informata; allarmante, poi, per quanto mette in chiaro circa i pazzeschi conflitti di interessi del Cavaliere e lo sperpero di denaro pubblico allegramente dissipato per le voluttà del Sultano. Eccolo qui il Cavaliere nella ben riuscita sintesi Caimano-Mandrillo.
Questo libro va letto, e mi auguro tanto che diventi un bestseller, non solo per il coraggio investito da autori di talento per i quali non guasterebbe un meritato successo, ma anche perché possa servire a scuotere le coscienze sopite di tanti italiani. Perché, oltretutto, non c’è niente di più triste e deprimente per chi è costretto – anche non avendolo voluto e votato – ad assistere ad un decadimento da tardo impero romano, oltre che al deturpamento dell’immagine del nostro Paese, considerato oggi in tutto il mondo un ricettacolo di macchiette da avanspettacolo.




















