Archivio di settembre 2010
La campagna acquisti del Cavaliere
La campagna acquisti avviata da Mister B., in vista dell’imminente prova di forza che l’attende per fine mese, sembra entusiasmare il primo cittadino della capitale, il quale, senza preoccuparsi di apparire sprezzante per la reputazione della casta, ostenta ottimismo sulla tenuta del premier grazie ai nuovi ingaggi di deputati appartenenti ad altri schieramenti politici. Che poi le nuove reclute possano essere dei poco di buono disposti a vendersi per un piatto di lenticchie, poco importa. L’importante è che il Caimano dia la prova di essere lui il più forte, lui l’asso di danari, lui il mastro cartaio capace di rimescolare a proprio piacimento il mazzo e pescare nel torbido. Non c’è tempesta che si abbatti sul PDL che tenga, non ci sono sondaggi che registrino il calo di gradimento che possano scalzarlo dalla poltrona cui pretende di restare abbarbicato in nome (ma non per conto) del popolo italiano che lì lo ha “voluto”.
Ci sarebbe, semmai, da chiedersi se c’è un “popolo sovrano” (sic!) nel Paese dei Depretis, del Gattopardo, del consociativismo, per dirla con Ilvio Diamanti che, in un editoriale de “La Repubblica” dell’altro ieri, ci porta ad un’acuta riflessione su l’”eterno ritorno del trasformismo” in Italia. In un’Italia dilaniata da beghe di potere nella maggioranza e da beghe di incomprensioni e divisioni nell’opposizione.
Divide et impera. E’ una pratica utilizzata da despoti navigati delle più raffinate tecniche di mantenimento del potere. Ed è una delle poche cose da “statista” navigato nel malaffare che il Caimano ha appreso con diligenza. E così, in questo disgraziato Paese “senza nocchiere in gran tempesta”, come reciterebbe Dante, da settimane si assiste al tentativo di formare un nuovo gruppo parlamentare, un “gruppo di responsabili” in contrapposizione agli “irresponsabili” capitanati da Fini, che entri nella maggioranza di governo.

Le regole calpestate
di Stefano Rodotà
da: La Repubblica On Line di mercoledì 8 settembre 2010

La vicenda Fini richiama una tecnica ben conosciuta in politica. Quella di inventarsi un nemico interno o esterno per distogliere l’attenzione dalle difficoltà reali. La maggioranza sfugge alla resa dei conti politici e dirige il fuoco mediatico sul presidente della Camera, concentrato di tutti i mali
La vicenda Fini dimostra una volta di più quanto sia profondo il malessere istituzionale. Per questo nessuna compiacenza è possibile. Non si tratta di difendere una persona, ma di recuperare quel po’ di senso delle istituzioni senza il quale la democrazia muore. Siamo ancora in tempo.
Popolo viola: il 2 ottobre dobbiamo osare

Appello di: Gianfranco Mascia
Quante sono le energie che riusciamo a mettere insieme? Quanti di noi hanno ancora voglia di dedicare il loro tempo libero ad una causa comune? E chi è disposto a farlo senza la paura delle contaminazioni con gli altri, ben sapendo che per battere Berlusconi è necessario fare fronte comune, senza incertezze?
“Ancora la piazza? Ma che senso ha?”. Sono molti quelli che credono che manifestare ed urlare la propria rabbia serva a poco. Ma non è così. Grazie alle nostre manifestazioni abbiamo tirato per le orecchie ai politicanti che sonnecchiavano nei palazzi, costringendoli a prendere posizione. Grazie alle mobilitazioni abbiamo ridato un senso all’opposizione, ritrovandoci nelle piazze e nelle strade con i precari della scuola, gli operai in cassa integrazione, i terremotati dell’Aquila, i giornalisti ed i blogger a rischio di censura, i magistrati sotto scacco, i cittadini che hanno a cuore la Costituzione.






















