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Decreto “salva-Italia”: quella dei banchieri?…

Non ci sarebbe bisogno di scomodare Keynes per dimostrare che solo una politica di riduzione delle tasse, e non viceversa, può innescare meccanismi virtuosi di incremento dei consumi delle famiglie e, di conseguenza, un aumento della spesa per investimenti nelle imprese, generando un meccanismo virtuoso di crescita e sviluppo.
Ma i “professori“, che il presidente Napolitano ci ha appioppati come salvatori della patria, evidentemente si sono formati in accademie dove va per la maggiore la “ragioneria pragmatica” . Scuola di pensiero? Illuminismo a lume di candela ed apparentamento con fondazioni di culto che hanno come santo patrono il Dio Danaro.

Il prof. Monti nei panni dello Sceriffo di Nottingham

Il prof. Monti nei panni dello Sceriffo di Nottingham

Eppure questi signori, il “governo dei professori”, spacciano per decreto salva-italia una manovra che agli occhi di tutti appare in tutta evidenza come una manovra recessiva, oltre che manifestamente iniqua.
Gioverebbe allora ricordare agli illustri cattedratici nelle cui mani è stato riposto il destino miserabile di questo nostro Paese che la storia ha ampiamente dimostrato – questa volta sì, scomodiamo Keynes – che le politiche di welfare diminuiscono la disoccupazione aumentando la produzione di un paese; verità consolidata dal fatto – concreto e non solamente teorico – che il reddito di un paese è dato dalla somma della domanda di beni di consumo espressa dalle famiglie alle imprese e dalla domanda di beni di investimento espressa dalle imprese per altre imprese. E se l’equazione del reddito può essere sintetizzato in una banalissima formula (Y = C + I) ciò risiede nel fatto che all’aumentare del salario (e non all’aumentare delle tasse, che strozzano le famiglie) aumentano i consumi. E non solo. E’ ampiamente dimostrato che, per quanto riguarda la tassazione, “paga” molto di più tassare gli individui con un alto reddito; non certo per problemi di ordine sociale o ideologico, quanto economico. E’ dimostrato infatti che tanto maggiore è il reddito tanto minore è la propensione al consumo in quanto si tende, per ovvie ragioni, a risparmiare maggiormente. Mentre, al contrario, diminuendo le tasse ai ceti meno abbienti, si ottiene maggiore propensione al consumo.
Ma chiudiamola qui. Questo blog non ha la presunzione di spiegare ai professori quello che invece dovrebbero essere loro ad insegnare, e, nella fattispecie, mettere in pratica.
Piuttosto, questo sì, i ha invece la presunzione di dimostrare che questo manipolo di impostori che chiamano decreto salva-italia una manovra recessiva, hanno pure la presunzione di prendere per i fondelli l’intero Paese.

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Frequenze televisive: l’inciucio c’è, e si vede.

L’asta delle frequenze televisive assicurerebbe un introito, nelle casse dello Stato, di circa 4 miliardi di euro. Non male in questo periodo di magra per l’economia italiana il cui dissesto grava pesantemente sulle spalle dei più miserabili, i soliti noti, tra i contribuenti del Belpaese. Peccato che, però, questo potenziale tesoretto non è oggetto di attenzione del “governo dei professori”. Le frequenze televisive sembrano infatti essere un regalo all’ex premier Mister B. in cambio del sostegno del PDL al governo Monti.
Ma il sottosegretario all’economia del “governo dei professori”, Gianfranco Polillo, non la vorrebbe buttare in caciara, anche se l’inciucio c’è e si vede, alla luce di quanto c’è, e si vede, in una manovra da macelleria sociale che prende di mira senza ritegno i più poveri e disperati d’Italia, lavoratori dipendenti e pensionati.

Polillo-DiPietro-Ballaro

Chissà quante altre strenne natalizie scopriremo ancora essere state il prezzo pagato a Mister B. per la cessione dello scettro di primo ministro.

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Ma io da che parte sto?

 

Sono tanti, inquietanti ed offensivi della nostra “intelligenza”, gli interrogativi senza risposta cui è sottoposta la nostra coscienza civile, morale, politica, da un po’ di tempo a questa parte. Gli avvenimenti  dell’ultimo mese (il caso Noemi Letizia, il caso Mills) che hanno messo a nudo l’ambigua personalità del Primo Ministro della Repubblica Italiana, caparbiamente reticente non solo su fatti pseudo-privati ma anche su circostanze di chiara evidenza pubblica, non sono serviti a scuotere dal “torpore” nemmeno la più alta Carica dello Stato. E nemmeno la sfrontata aggressione contro la Magistratura, il provocatorio atto di  vilipendio della democrazia di cui il Parlamento è espressione, la boria con cui si annunciano riforme dello Stato anche facendo tranquillamente a meno dell’opposizione, sono serviti a smuovere più di tanto il Presidente della Repubblica. A nulla è servito il pungolo di cui si è reso promotore Beppe Grillo nel suo blog, a nulla le migliaia di voci provenienti dalla Rete. E il PD, il partito “di maggioranza” dello schieramento di opposizione, cosa sta facendo di concreto, che non sia un timido invito a “chiarire i fatti”, lasciando da solo Di Pietro nella sue donchisciottesche battaglie per contrastare i rocamboleschi scandali di cui fa bella mostra il Primo Ministro?

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