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	<title>QuelliCheilBlog.Net &#187; Sicurezza in Rete</title>
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	<description>La Rete per il Cambiamento</description>
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		<title>Facebook: la medaglia e il suo rovescio</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 18:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Le tecnologie messe in campo con l’avvento del cosiddetto web 2.0, ne siamo consapevoli ormai tutti, hanno per tanti versi contribuito a rivoluzionare la Rete, mutando in maniera incontrovertibile il rapporto tra virtuale e reale. Un nuovo protagonismo è sempre più emergente: gli utenti, fino a pochi anni or sono fruitori passivi di contenuti, ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-family: Georgia;"><br />
</span>Le tecnologie messe in campo con l’avvento del cosiddetto web 2.0, ne siamo consapevoli ormai tutti, hanno per tanti versi contribuito a rivoluzionare la Rete, mutando in maniera incontrovertibile il rapporto tra virtuale e reale. Un nuovo protagonismo è sempre più emergente: gli<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>utenti, fino a pochi anni or sono fruitori passivi di contenuti, ora ne sono diventati creatori e divulgatori, rendendo possibile l’innescarsi di un meccanismo virtuoso di socializzazione capace di travalicare qualsiasi frontiera geografica e/o ideologica. Facebook è uno dei fenomeni, se non addirittura un prodigio per la sua “irresistibile” ascesa, che ha fatto seguito allo stravolgimento del rapporto Rete-Utenti messo in moto dal web 2.0.<br />
</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span id="more-53"></span><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Sono in tanti, sul web e non, a parlare oggigiorno di facebook-mania. In Italia, in particolare, la crescita esponenziale di iscritti in poco più di un anno (in gennaio 2008 se ne contavano centomila, oggi si è a quota<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>6 milioni), il termine è decisamente azzeccato. Nemmeno MySpace, il concorrente di punta di Facebook tra i siti di social networking, si era mai in qualche misura imposto così prepotentemente tra gli<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>utenti web. Ma qual’è (se c’è) il segreto del successo di Facebook, che conta oggi poco meno di 180 milioni di iscritti? Tanto per cominciare, Facebook è quello che per tanti aspetti meglio impersona i caratteri di un social network e nel contempo materializza l’idea comune di Internet come una ragnatela che attraversa in lungo ed in largo l’intero pianeta: una fitta rete di “amici” che condividono idee ed interessi comuni, ed ognuno di detti amici costituisce un “nodo” di interconnessione tra amici ed … amici degli amici. Giochi di parole a parte, Facebook ha dimostrato una straordinaria ingegnosità nel mettere in comunicazione anche complesse articolazioni di gruppi di amici<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>“semplicemente” linkando la pagina personale di ciascun componente alle pagine personali dei rispettivi amici. La più recente interfaccia, oltretutto, è stata ulteriormente modificata per offrire il massimo sia in fatto di immediatezza che di interattività. La principale “invenzione” è la possibilità di avere in tempo reale gli aggiornamenti della propria home e del proprio profilo; basterà inserire una foto, un video, una frase e quant’altro ed i propri amici ne entreranno in condivisione istantaneamente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ebbene, è proprio questa “immediatezza” che può costituire per molti aspetti una trappola per i “novizi” del web e di social networking. Quanti hanno letto per intero ed attentamente le condizioni d’uso e le clausole sulla privacy linkate sulla home page di Facebook? Eccolo qui il rovescio della medaglia. Se ne parlerà più approfonditamente in altri articoli, ma basterà poco, per quello che si citerà qui, per farsi un’idea del perché, pur avendo registrato un successo travolgente, Facebook non è meno chiacchierato di altri siti di social networking quanto a garanzie sulla privacy. Ecco alcuni passaggi:</span></p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 8.5pt; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">La scelta di pubblicare contenuti sul sito Web (secondo le modalità descritte nelle <a href="http://it-it.facebook.com/terms.php"><span style="color: #3b5998; text-decoration: none; text-underline: none;">Condizioni d&#8217;uso</span></a>) è a tuo rischio. Nonostante tu abbia la possibilità di impostare delle opzioni sulla privacy per limitare l&#8217;accesso alle tue pagine, nessuna misura di sicurezza è perfetta e impenetrabile. Non possiamo controllare le azioni degli utenti con cui hai deciso di condividere le tue pagine e le tue informazioni. Di conseguenza, non possiamo garantire che i contenuti pubblicati sul sito non vengano visualizzati da persone non autorizzate. Facebook non può essere ritenuto responsabile di eventuali elusioni delle misure di sicurezza del sito Web o delle impostazioni sulla privacy. L&#8217;utente comprende e accetta che, anche dopo la rimozione dei contenuti dal sito, questi potrebbero rimanere visibili nella cache o nelle pagine archiviate o se altri utenti hanno salvato o copiato tali contenuti.</span></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Attenzione, dunque, a ciò che andiamo a “condividere” con i nostri amici.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ecco un altro passaggio, da “Grande Fratello”:</span></p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 8.5pt; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Facebook può anche raccogliere informazioni su di te da altre fonti, come giornali, blog, servizi di messaggistica istantanea e altri utenti su Facebook attraverso le funzionalità del servizio (ad esempio i tag delle foto) per offrirti informazioni più utili e un&#8217;esperienza personalizzata. </span></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Poi, più avanti, in altra sezione:</span></p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 8.5pt; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Alcune delle pubblicità che compaiono su Facebook sono pubblicate (o &#8220;fornite&#8221;) direttamente da inserzionisti terzi. In questi casi, tali inserzionisti possono risalire al tuo indirizzo IP. Tali inserzionisti possono inoltre scaricare cookie sul tuo computer, oppure utilizzare altre tecnologie, come JavaScript o i cosiddetti &#8220;web beacon&#8221; (noti anche come &#8220;1&#215;1 gif&#8221;), per controllare l&#8217;efficienza delle loro inserzioni e per personalizzarne il contenuto. Gli inserzionisti possono quindi riconoscere il tuo computer ogni volta che ti viene inviata una pubblicità, in modo da misurarne l&#8217;efficienza e personalizzarne il contenuto. Così facendo, possono registrare informazioni quali le pagine in cui gli utenti hanno visualizzato le inserzioni e quali di queste ultime sono state aperte. Facebook non ha accesso a questo tipo di informazioni e non può controllare i cookie scaricati da questi inserzionisti. Tali inserzionisti non hanno comunque accesso alle informazioni di contatto memorizzate su Facebook, a meno che non sia tu a decidere di condividerle con loro.</span></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Questo passaggio si commenta da solo. Attenzione dunque, apriamo bene gli occhi, tutti, anche quelli che ci reputiamo già “navigati” nell’uso della Rete.</span></p>

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	<li><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.simpy.com/simpy/LinkAdd.do?href=http%3A%2F%2Fwww.quellicheilblog.net%2F2009%2F04%2Ffacebook-la-medaglia-e-il-suo-rovescio%2F&amp;title=Facebook%3A%20la%20medaglia%20e%20il%20suo%20rovescio" title="Simpy"><img src="http://www.quellicheilblog.net/wp-content/plugins/sociable/images/simpy.png" title="Simpy" alt="Simpy" class="sociable-hovers" /></a></li>
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		<title>Le &#8220;insidie&#8221; del Web 2.0</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 07:38:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Preamboli]]></category>
		<category><![CDATA[Social Networks]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza in Rete]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>

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Non sembrano essersi ancora dissolti gli echi di una polemica che fece seguito ad una inusuale trasmissione di “Porta a Porta” che andò in onda nel non lontano febbraio 2008. In quella puntata, “Porta a Porta”, con l’esuberante esordio del conduttore Bruno Vespa «internet … un mondo assolutamente spaventoso, forse perché lo conosco poco, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <br />
Non sembrano essersi ancora dissolti gli echi di una polemica che fece seguito ad una inusuale trasmissione di “Porta a Porta” che andò in onda nel non lontano febbraio 2008. In quella puntata, “Porta a Porta”, con l’esuberante esordio del conduttore Bruno Vespa «internet … un mondo assolutamente spaventoso, forse perché lo conosco poco, e proprio perché lo conosco poco mi spaventa molto», parve suggellare una delle tante inquietanti immagini di internet come “luogo di perdizione”, residenza di pornografi, pedofili e truffatori di ogni genere, proiettate con preoccupante disinvoltura da non pochi mass-media. In quella trasmissione (ma furono solo poco più di sei i minuti dedicati all’argomento) si fece cenno a blogs e siti di social networking ed all’uso incontrollato che i ragazzi oggi ne farebbero.</p>
<p><span id="more-1"></span><br />
 <img class="size-full wp-image-25      alignnone" title="sns" src="http://www.quellicheilblog.net/wp-content/uploads/2009/04/sns.jpg" alt="sns" width="400" height="298" /></p>
<p style="text-align: justify;">Non è questo il luogo ove allestire nuovi diverbi sulla con infrequente “ignoranza” di cui fanno bella mostra alcuni autorevoli organi di informazione circa la complessa fenomenologia che si accompagna ai più recenti cambiamenti di internet e del “fare web”. Ciò che, piuttosto, va colto (e di ciò forse è il caso che se ne facciano carico gli “addetti ai lavori” ), è la legittima preoccupazione che l’anarchia possa prevalere sull’uso corretto di quel grande valore che è la libertà di cui la Rete oggi è la massima e più compiuta espressione. I Siti di Social Networking (nell’immagine la raffigurazione delle Home Pages dei più frequentati in Italia), più ancora che i cosiddetti blog-engines, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>sono palestre in cui è possibile esercitare le enormi opportunità di comunicazione, socializzazione, condivisione di idee e conoscenze, rese possibili dalle straordinarie tecnologie messe in campo dal così chiamato “web 2.0”. E tuttavia, quelle stesse tecnologie possono anche diventare una “trappola” per chi non sapesse (o volesse) farne buon uso.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ più che mai opportuno non abbassare la guardia e prestare la necessaria attenzione a fenomeni che mettono in cattiva luce internet e le sue potenzialità. In un articolo-inchiesta sui social networks dal titolo “Questo non è un sito porno…”, pubblicato di recente (marzo 2009) sul mensile di informatica “Chip”, gli autori Silvia Leoni e Marco Milano tracciano un quadro poco lusinghiero dell’uso discutibile, ed incontrollato, che si fa di “Badoo” e “Netlog”, due fra i SNs fra i più frequentati in Italia. Fare in modo che usi poco ortodossi delle straordinarie opportunità offerte dal web 2.0 non diventino una moda dipende in qualche misura dal senso di responsabilità di tutti noi…</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>

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