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	<title>QuelliCheilBlog.Net &#187; Social Network</title>
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	<description>La Rete per il Cambiamento</description>
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		<title>Non di solo facebook vive il web &#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 21:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro</dc:creator>
				<category><![CDATA[LinkedIn Tips]]></category>
		<category><![CDATA[Social Networks]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>

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Abbiamo voglia di mettere in gioco la nostra professionalità e le nostre competenze per trovare lavoro (o magari cambiare quello attuale perché non ci gratifica professionalmente o è poco remunerativo)? Bene, Facebook  (ma ciò vale anche per MySpace, Windows Live Spaces e quanti altre risultano essere le “piazze più affollate” del cosiddetto web 2.0)  non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-183" title="linkedin_logo" src="http://www.quellicheilblog.net/wp-content/uploads/2009/06/linkedin_logo.jpg" alt="linkedin_logo" width="133" height="76" /></p>
<p>Abbiamo voglia di mettere in gioco la nostra professionalità e le nostre competenze per trovare lavoro (o magari cambiare quello attuale perché non ci gratifica professionalmente o è poco remunerativo)? Bene, Facebook  (ma ciò vale anche per MySpace, Windows Live Spaces e quanti altre risultano essere le “piazze più affollate” del cosiddetto web 2.0)  non è il luogo più adatto per farlo. Non sono tantissimi gli “abitanti” della Rete a saperlo, ma esiste un social network che ha una missione meno generalista di quella dei più noti SNs, e che vanta, anzi, una spiccata vocazione ad utilizzare la Rete come opportunità per “mettere in vetrina”, con la speranza di venderlo al miglior offerente, il proprio “talento”. Si chiama LinkedIn (<a href="http://www.linkedin.com" target="_blank">http://www.linkedin.com</a>) e conta ad oggi 40.000.000 di iscritti, dei quali il 2% è la quota di utenti italiani (vedi tabella comparativa con i SNs più frequentati in Italia).</p>
<p><span id="more-182"></span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-184" title="confronto_sns" src="http://www.quellicheilblog.net/wp-content/uploads/2009/06/confronto_sns.jpg" alt="confronto_sns" width="460" height="171" /></p>
<p>La “mission” di LinkedIn è mettere in contatto professionisti di tutto il mondo tra loro (gli “amici” sono qui i potenziali futuri colleghi di lavoro) e tra i potenziali datori di lavoro. L’architettura del portale è strutturata in maniera tale da rendere facilmente raggiungibili utenti affini per professione, vicini per localizzazione o enti/aziende di provenienza, curriculum scolastico e professionale; è possibile conoscere le tendenze del “mercato” e farsi un quadro preciso di quali professionalità sono richieste dalle aziende registrate, reperire fonti di informazioni su dove e come migliorare la propria formazione, puntare ad un lavoro magari più attinente con il proprio profilo professionale o che semplicemente risulti essere più remunerativo. Tutto ciò, ovviamente, non è facile da concretizzarsi come lo è a dirsi, e tuttavia la valenza di questo Social Network è già di per sé realtà: in un mondo che muta continuamente e vertiginosamente (anche per quanto riguarda nella fattispecie le dinamiche del mercato del lavoro), la Rete si candida ancora una volta a rendersi protagonista di processi che attraversano in lungo e in largo l’intero pianeta.</p>
<p>Per quanti volessero “immergersi” nella community di LinkedIn, ecco qui un semplice tutorial, che in realtà documenta le fasi basilari di registrazione e redazione del mio profilo.</p>
<p><object width="465" height="350" data="http://www.quellicheilblog.net/wp-content/uploads/2009/06/linkedin.swf" type="application/x-shockwave-flash"><param name="src" value="http://www.quellicheilblog.net/wp-content/uploads/2009/06/linkedin.swf" /></object></p>
<p>Voglio augurarmi che il video si riveli efficace per come presumo, senz’altro comunque più d’impatto (ed eloquente) rispetto a qualsiasi tutorial descrittivo. Anche per far notare che, nonostante LinkedIn non disponga di un’interfaccia utente il lingua italiana, sia la fase di registrazione che la redazione del profilo e dei curricula sono facilitati da un impianto molto più intuitivo (perché oltretutto meno affollato di fronzoli di varia natura) di quanto non lo siano altri più blasonati SNs.</p>
<p>In bocca al lupo a quanti vorranno avvalersi di quest’altra grande opportunità offerta dalla Rete e non perdiamoci d’animo se il … “miracolo” non dovesse compiersi nei tempi che avremmo sperato; audentes fortuna iuvat (“la fortuna aiuta quelli che osano”), dicevano i nostri antenati romani, e chissà che non capiti pure a noi di esserne baciati.</p>

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		<title>SNs e Privacy: usiamo la testa …</title>
		<link>http://www.quellicheilblog.net/2009/05/sns-e-privacy-usiamo-la-testa-%e2%80%a6/</link>
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		<pubDate>Sat, 16 May 2009 17:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza in Rete]]></category>
		<category><![CDATA[Social Networks]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
In un commento all’articolo intitolato “le insidie del web 2.0” mi si chiede, quasi con l’esitazione di chi teme di farsi riconoscere se dovesse aggiungere una sola parola di troppo, qualche consiglio a salvaguardia della privacy per chi volesse avventurarsi nel Social Network più “modaiolo” del momento, Facebook.
Beh, né io, né quanti altri avessero anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <br />
In un commento all’articolo intitolato “le insidie del web 2.0” mi si chiede, quasi con l’esitazione di chi teme di farsi riconoscere se dovesse aggiungere una sola parola di troppo, qualche consiglio a salvaguardia della privacy per chi volesse avventurarsi nel Social Network più “modaiolo” del momento, Facebook.</p>
<p>Beh, né io, né quanti altri avessero anche una totale padronanza nell’uso del proprio profilo, possediamo ricette infallibili. Tutto ciò che si può dire e raccomandare può sembrare assolutamente ovvio, insignificante, perfino sciocco, se non visto alla luce delle reali aspettative di ogni utente nel momento in cui dovesse cedere alla … tentazione di prender casa in un qualsiasi Social Network.</p>
<p><span id="more-110"></span></p>
<p>Che significa tutto ciò? Molto semplicemente che, se è nostra intenzione allargare la nostra cerchia di amicizie oltre che andare semplicemente a zonzo alla ricerca di vecchi amici di infanzia, non avrà sicuramente senso, per “salvaguardare” la nostra privacy, far visualizzare il nostro profilo ai “solo amici”, così come non possiamo restringere oltremisura le opzioni per farci trovare attraverso una ricerca se, oltre ad essere noi ad andare “a caccia” dei nostri amici del ginnasio o d’università, ci fa anche piacere se sono loro a trovare noi. E così via di questo passo… fino a dire che non v’è miglior ricetta di quella che abbia come ingredienti di base un pizzico di buon senso, una buona manciata di prudenza su ciò che tracciamo nel nostro profilo, una buona dose di consapevolezza nell’uso che possiamo farne degli innumerevoli strumenti di condivisione messici a disposizione.</p>
<p>Meno banale e meno ovvia è invece la raccomandazione a prendere piena coscienza dell’uso che i gestori dei vari Social Networks possono farne del nostro profilo e di quanto pubblichiamo: è sciocco (e se lo chiede non senza una certa diffidenza  anche chi ancora non ha provato l’ “ebbrezza” di prendervi parte) pensare che dietro allo strepitoso  successo di un Social Network  (di cui Facebook non è altri che la punta di un iceberg; MySpace ha fatto epoca prima ancora della “creatura” di Mark Zuckerberg) non si celino interessi commerciali di grosse Holding della Rete, pronte a mercificare anche i nostri più innocenti messaggi di stato (“Che cosa stai pensando?” è la form che campeggia in primo piano in alcune sezioni del sito del giovane statunitense). Un caso per tutti, appunto, il solito Facebook: questo Social Network prende casa in California nel 2004, rinascendo dalle ceneri di un’altra creatura di Mark, FaceMash, “morta” prematuramente sotto la roncola della censura dell’Università di Harvard (Massachusetts) perché … manco a farlo apposta, violava la privacy degli studenti del famoso college di Cambridge. Nonostante ciò, il successo di Facebook presso le Università americane, dopo l’approdo a Palo Alto, è vertiginoso fino a solleticare i più diversi (prevedibili ed imprevedibili) appetiti: il co-fondatore di Paypal, Peter Thiel, finanzia il progetto per mezzo milione di dollari; nel 2006 si propone Viacom, la multinazionale che ha messo radici dappertutto nel mondo della comunicazione via cavo e satellitare, con 750 milioni di dollari; poi ci prova Yahoo, senza successo, con 1,2 miliardi di dollari; ed ancora Google con 2,3 miliardi, ma nel frattempo Facebook arriva a toccare stime che si avvicinano sempre più ai 10 miliardi di dollari. Questa è cronaca, ma gli scenari di sotterranea speculazione e mercificazione di centinaia di milioni di “profili” consegnati ai siti di social networking possiamo solo immaginarli.</p>
<p>Qual è dunque il segreto del successo dei Social Networks, Facebook in testa? Sarà poi vero che le problematiche legate alla privacy destino seriamente allarme presso gli utenti, o non è piuttosto vero che in realtà siano noi, per primi, a non porre nessun freno alla tentazione di metterci in mostra, non fosse altro per non perdere l’occasione di “dire la nostra” su tante cose che in qualche misura ci toccano e coinvolgono, di ritrovarci sì con gli amici di un tempo, ma anche per avere occasione di fare nuove amicizie, magari più interessanti, magari più coinvolgenti di quelle che non ci si possa concedere nella vita “reale”, quella solita, noiosa della nostra quotidianità?</p>
<p>Interroghiamoci “seriamente” su tutto ciò. La Rete siamo noi (non è uno slogan, è la sacrosanta verità), e siamo ancora noi a far crescere i siti di social networking, consegnando la nostra identità, talvolta anche senza titubanze sugli effetti collaterali della rinuncia, più o meno consapevole, alla nostra privacy: ma quello che oggi sta “divenendo” la Rete è quello che noi vogliamo? Se il segreto del successo dei siti di social networking affonda le proprie radici sui nostri &#8211; chiamiamoli così &#8211; bisogni, ma di questi bisogni non ci è dato sapere  che cosa se ne faccia, ciò ci lascia del tutto indifferenti? Beh, non lo credo proprio.</p>
<p>E allora quelle raccomandazioni che potrebbero a prima vista sembrare banali e scontate, meritano una nostra personale (o magari condivisa) riflessione: usiamo la testa, e facciamo del buon senso, della prudenza e della piena consapevolezza di ciò che facciamo circolare sui siti di Social Networking, il fulcro della nostra presenza in Rete.</p>
<p>Non sarebbe nemmeno male, poi, se gli stessi progettisti dei Social Networks rinunciassero ad affollare più del necessario la &#8220;strumentazione di bordo&#8221; , che sta diventando, in un crescendo vertiginoso, sempre più invadende (ed invasiva) della nostra sfera privata.</p>

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		<title>Facebook: la medaglia e il suo rovescio</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 18:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Facebook Tips]]></category>
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		<category><![CDATA[Sicurezza in Rete]]></category>
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Le tecnologie messe in campo con l’avvento del cosiddetto web 2.0, ne siamo consapevoli ormai tutti, hanno per tanti versi contribuito a rivoluzionare la Rete, mutando in maniera incontrovertibile il rapporto tra virtuale e reale. Un nuovo protagonismo è sempre più emergente: gli utenti, fino a pochi anni or sono fruitori passivi di contenuti, ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-family: Georgia;"><br />
</span>Le tecnologie messe in campo con l’avvento del cosiddetto web 2.0, ne siamo consapevoli ormai tutti, hanno per tanti versi contribuito a rivoluzionare la Rete, mutando in maniera incontrovertibile il rapporto tra virtuale e reale. Un nuovo protagonismo è sempre più emergente: gli<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>utenti, fino a pochi anni or sono fruitori passivi di contenuti, ora ne sono diventati creatori e divulgatori, rendendo possibile l’innescarsi di un meccanismo virtuoso di socializzazione capace di travalicare qualsiasi frontiera geografica e/o ideologica. Facebook è uno dei fenomeni, se non addirittura un prodigio per la sua “irresistibile” ascesa, che ha fatto seguito allo stravolgimento del rapporto Rete-Utenti messo in moto dal web 2.0.<br />
</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span id="more-53"></span><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Sono in tanti, sul web e non, a parlare oggigiorno di facebook-mania. In Italia, in particolare, la crescita esponenziale di iscritti in poco più di un anno (in gennaio 2008 se ne contavano centomila, oggi si è a quota<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>6 milioni), il termine è decisamente azzeccato. Nemmeno MySpace, il concorrente di punta di Facebook tra i siti di social networking, si era mai in qualche misura imposto così prepotentemente tra gli<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>utenti web. Ma qual’è (se c’è) il segreto del successo di Facebook, che conta oggi poco meno di 180 milioni di iscritti? Tanto per cominciare, Facebook è quello che per tanti aspetti meglio impersona i caratteri di un social network e nel contempo materializza l’idea comune di Internet come una ragnatela che attraversa in lungo ed in largo l’intero pianeta: una fitta rete di “amici” che condividono idee ed interessi comuni, ed ognuno di detti amici costituisce un “nodo” di interconnessione tra amici ed … amici degli amici. Giochi di parole a parte, Facebook ha dimostrato una straordinaria ingegnosità nel mettere in comunicazione anche complesse articolazioni di gruppi di amici<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>“semplicemente” linkando la pagina personale di ciascun componente alle pagine personali dei rispettivi amici. La più recente interfaccia, oltretutto, è stata ulteriormente modificata per offrire il massimo sia in fatto di immediatezza che di interattività. La principale “invenzione” è la possibilità di avere in tempo reale gli aggiornamenti della propria home e del proprio profilo; basterà inserire una foto, un video, una frase e quant’altro ed i propri amici ne entreranno in condivisione istantaneamente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ebbene, è proprio questa “immediatezza” che può costituire per molti aspetti una trappola per i “novizi” del web e di social networking. Quanti hanno letto per intero ed attentamente le condizioni d’uso e le clausole sulla privacy linkate sulla home page di Facebook? Eccolo qui il rovescio della medaglia. Se ne parlerà più approfonditamente in altri articoli, ma basterà poco, per quello che si citerà qui, per farsi un’idea del perché, pur avendo registrato un successo travolgente, Facebook non è meno chiacchierato di altri siti di social networking quanto a garanzie sulla privacy. Ecco alcuni passaggi:</span></p>
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<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 8.5pt; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">La scelta di pubblicare contenuti sul sito Web (secondo le modalità descritte nelle <a href="http://it-it.facebook.com/terms.php"><span style="color: #3b5998; text-decoration: none; text-underline: none;">Condizioni d&#8217;uso</span></a>) è a tuo rischio. Nonostante tu abbia la possibilità di impostare delle opzioni sulla privacy per limitare l&#8217;accesso alle tue pagine, nessuna misura di sicurezza è perfetta e impenetrabile. Non possiamo controllare le azioni degli utenti con cui hai deciso di condividere le tue pagine e le tue informazioni. Di conseguenza, non possiamo garantire che i contenuti pubblicati sul sito non vengano visualizzati da persone non autorizzate. Facebook non può essere ritenuto responsabile di eventuali elusioni delle misure di sicurezza del sito Web o delle impostazioni sulla privacy. L&#8217;utente comprende e accetta che, anche dopo la rimozione dei contenuti dal sito, questi potrebbero rimanere visibili nella cache o nelle pagine archiviate o se altri utenti hanno salvato o copiato tali contenuti.</span></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Attenzione, dunque, a ciò che andiamo a “condividere” con i nostri amici.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ecco un altro passaggio, da “Grande Fratello”:</span></p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 8.5pt; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Facebook può anche raccogliere informazioni su di te da altre fonti, come giornali, blog, servizi di messaggistica istantanea e altri utenti su Facebook attraverso le funzionalità del servizio (ad esempio i tag delle foto) per offrirti informazioni più utili e un&#8217;esperienza personalizzata. </span></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Poi, più avanti, in altra sezione:</span></p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 8.5pt; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Alcune delle pubblicità che compaiono su Facebook sono pubblicate (o &#8220;fornite&#8221;) direttamente da inserzionisti terzi. In questi casi, tali inserzionisti possono risalire al tuo indirizzo IP. Tali inserzionisti possono inoltre scaricare cookie sul tuo computer, oppure utilizzare altre tecnologie, come JavaScript o i cosiddetti &#8220;web beacon&#8221; (noti anche come &#8220;1&#215;1 gif&#8221;), per controllare l&#8217;efficienza delle loro inserzioni e per personalizzarne il contenuto. Gli inserzionisti possono quindi riconoscere il tuo computer ogni volta che ti viene inviata una pubblicità, in modo da misurarne l&#8217;efficienza e personalizzarne il contenuto. Così facendo, possono registrare informazioni quali le pagine in cui gli utenti hanno visualizzato le inserzioni e quali di queste ultime sono state aperte. Facebook non ha accesso a questo tipo di informazioni e non può controllare i cookie scaricati da questi inserzionisti. Tali inserzionisti non hanno comunque accesso alle informazioni di contatto memorizzate su Facebook, a meno che non sia tu a decidere di condividerle con loro.</span></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: normal; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Tahoma&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Questo passaggio si commenta da solo. Attenzione dunque, apriamo bene gli occhi, tutti, anche quelli che ci reputiamo già “navigati” nell’uso della Rete.</span></p>

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		<title>Le &#8220;insidie&#8221; del Web 2.0</title>
		<link>http://www.quellicheilblog.net/2009/04/le-insidie-del-web-2/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 07:38:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Preamboli]]></category>
		<category><![CDATA[Social Networks]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza in Rete]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Non sembrano essersi ancora dissolti gli echi di una polemica che fece seguito ad una inusuale trasmissione di “Porta a Porta” che andò in onda nel non lontano febbraio 2008. In quella puntata, “Porta a Porta”, con l’esuberante esordio del conduttore Bruno Vespa «internet … un mondo assolutamente spaventoso, forse perché lo conosco poco, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <br />
Non sembrano essersi ancora dissolti gli echi di una polemica che fece seguito ad una inusuale trasmissione di “Porta a Porta” che andò in onda nel non lontano febbraio 2008. In quella puntata, “Porta a Porta”, con l’esuberante esordio del conduttore Bruno Vespa «internet … un mondo assolutamente spaventoso, forse perché lo conosco poco, e proprio perché lo conosco poco mi spaventa molto», parve suggellare una delle tante inquietanti immagini di internet come “luogo di perdizione”, residenza di pornografi, pedofili e truffatori di ogni genere, proiettate con preoccupante disinvoltura da non pochi mass-media. In quella trasmissione (ma furono solo poco più di sei i minuti dedicati all’argomento) si fece cenno a blogs e siti di social networking ed all’uso incontrollato che i ragazzi oggi ne farebbero.</p>
<p><span id="more-1"></span><br />
 <img class="size-full wp-image-25      alignnone" title="sns" src="http://www.quellicheilblog.net/wp-content/uploads/2009/04/sns.jpg" alt="sns" width="400" height="298" /></p>
<p style="text-align: justify;">Non è questo il luogo ove allestire nuovi diverbi sulla con infrequente “ignoranza” di cui fanno bella mostra alcuni autorevoli organi di informazione circa la complessa fenomenologia che si accompagna ai più recenti cambiamenti di internet e del “fare web”. Ciò che, piuttosto, va colto (e di ciò forse è il caso che se ne facciano carico gli “addetti ai lavori” ), è la legittima preoccupazione che l’anarchia possa prevalere sull’uso corretto di quel grande valore che è la libertà di cui la Rete oggi è la massima e più compiuta espressione. I Siti di Social Networking (nell’immagine la raffigurazione delle Home Pages dei più frequentati in Italia), più ancora che i cosiddetti blog-engines, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>sono palestre in cui è possibile esercitare le enormi opportunità di comunicazione, socializzazione, condivisione di idee e conoscenze, rese possibili dalle straordinarie tecnologie messe in campo dal così chiamato “web 2.0”. E tuttavia, quelle stesse tecnologie possono anche diventare una “trappola” per chi non sapesse (o volesse) farne buon uso.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ più che mai opportuno non abbassare la guardia e prestare la necessaria attenzione a fenomeni che mettono in cattiva luce internet e le sue potenzialità. In un articolo-inchiesta sui social networks dal titolo “Questo non è un sito porno…”, pubblicato di recente (marzo 2009) sul mensile di informatica “Chip”, gli autori Silvia Leoni e Marco Milano tracciano un quadro poco lusinghiero dell’uso discutibile, ed incontrollato, che si fa di “Badoo” e “Netlog”, due fra i SNs fra i più frequentati in Italia. Fare in modo che usi poco ortodossi delle straordinarie opportunità offerte dal web 2.0 non diventino una moda dipende in qualche misura dal senso di responsabilità di tutti noi…</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>

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